MARIO CALABRESI: "C’è anche un’altra Italia

 Cosa trapela dalle recenti conversazioni telefoniche pubblicate dai giornali? “Un decadimento di costumi, un livello imbarazzante di ingerenze, di degrado”. Perchè il governo vuole bloccare le intercettazioni? “Perchè è in difficoltà”. La Rai fuori dal controllo dei partiti? “Una chimera”. Mario Calabresi, 41 anni, direttore de “la Stampa” e scrittore parla a tutto campo con Articolo21 di politica, società, informazione. E di televisione, della sua “Hotel Patria” in onda su Raitre il lunedì in prima serata, un programma che racconta storie di gente normale, “ma sono proprio quelle che possono far ripartire il Paese”.

Bisignani, Masi, Santoro, Saviano, Gabanelli… Intercettazioni che coinvolgono esponenti massonici, dirigenti aziendali e le tante strategie di controllo dei conduttori e delle trasmissioni televisive. Hai scelto un momento caldo per l’esordio in Rai…
Non c’è che dire. E’ per questo che pensando alla redazione e al gruppo di lavoro del mio programma mi sembra di stare su Marte. Nessuna interferenza, neanche una telefonata di suggerimenti. Ho incontrato solo all’inizio il direttore di Raitre Paolo Ruffini. Ma dalla prima puntata non ho dovuto parlare con nessuno degli ospiti e dei temi che affrontavo. Ho avuto una libertà assoluta e questo dimostra che dentro la Rai, nonostante tutto, ci sono anche ampi spazi di lavoro, professionalità notevoli che bisogna preservare e salvaguardare.
Per quanto mi riguarda ci sono due mondi completamente diversi. Quello in cui mi sono trovato io a lavorare e quello delle tante risse, condizionamenti e sotterfugi che ci sono altrove.

Fuori i partiti dal controllo della Rai, è una chimera?
Lo si dice praticamente da sempre: si deve ripensare la Rai nel suo ruolo di servizio pubblico che significa “al servizio dei cittadini” e non dei partiti. Purtroppo una riforma in tal senso non è stata mai fatta né dal centro sinistra nè dal centro destra. Sia nella prima che nella seconda repubblica la politica ha sempre voluto controllare la Rai.

Cosa rivelano le conversazioni telefoniche pubblicate?
Un decadimento di costumi, un livello imbarazzante di ingerenze, di degrado.

Berlusconi vorrebbe una stretta sulle intercettazioni. Una legge che le limiti, fino a proibirne la pubblicazione.
Mi sembra sia la reazione di un governo in difficoltà che, per rimettere le cose a posto pensa di mettere un silenziatore alle tante voci che rivelano scontri, veleni e opacità. In ogni caso penso che se Berlusconi non sia riuscito un anno fa in questo intento non ci riuscirà neanche questa volta.

Lo scorso anno hai firmato numerosi editoriali su “la Stampa” intervenendo su questo tema. Molto netto il tuo giudizio critico sulla legge ma al tempo stesso cauto sul dilagare delle intercettazioni…
Mi sono schierato apertamente contro quell’ipotesi di legge in nome del diritto di cronaca e della libertà di informazione ma ho sempre pensato che un giorno, in una situazione piu normale e serena dovremo anche ragionare su una specie di ubriacatura, in cui tutti sembrano voler diventare “guardoni”. Dovremo aprire una riflessione ancora più chiara al fine di distinguere i fatti che hanno rilevanza penale (ed è sacrosanto che i cittadini li conoscano) dalle conversazioni squisitamente private che nulla hanno a che vedere con le indagini. Altrimenti non è un segno di democrazia sana. Ma è un discorso che non si può fare in questo momento perchè oggi il tema della privacy viene utilizzato strumentalmente per dire “cancelliamo tutte le intercettazioni e non pubblichiamole più”.

Cosa ben diversa sono le tue “intercettazioni” televisive. In “Hotel Patria”, hai scoperto storie diverse e non comuni di donne e di uomini del nostro Paese. Una premessa: perchè questo titolo? I due termini sembrano in conflitto tra loro…
Per rappresentare l’idea di un viaggio attraverso l’Italia e gli italiani. L’Hotel simboleggia il movimento. Ti fermi e poi continui il tuo percorso. Chiamarla “Casa Patria” non avrebbe avuto lo stesso significato…

“Patria” è una parola che gli italiani non sono storicamente così abituati a maneggiare, è così?
E’ vero, ma oggi penso ci appartenga molto di più di venti anni fa a partire dai simboli, la bandiera, l’inno… Ritengo che buona parte del merito ce l’abbia l’ex presidente Ciampi che ha contribuito molto a rafforzare questo concetto, non solo dal punto di vista formale.
I 150 anni dell’Unità d’Italia poi hanno ulteriormente favorito questa “riappropriazione”. Probabilmente molti ne sentono il bisogno, come risposta alla sensazione di sgretolamento, di perdita delle radici e di punti di riferimento. L’idea di patria, la figura del presidente della Repubblica, rappresentano per gli italiani dei punti fermi.

E’ parte del cosiddetto “vento del cambiamento” che sembra spirare nel Paese all’indomani delle elezioni amministrative e dei referendum?
Di interpretazioni sui risultati delle due consultazioni ne ho sentite tante. Una la considero sicuramente errata, quella secondo cui sarebbe in atto uno spostamento nell’elettorato da destra a sinistra. E’ un giudizio che non condivido se non in percentuali minime. La realtà è che i cittadini sono stanchi dell’inattività, dei problemi non affrontati, di quell’agenda del governo che non corrisponde all’agenda dei bisogni reali delle donne e degli uomini. Da qui il messaggio: “siamo stufi, stufi di una politica che non rispetta le nostre priorità”. E tanti sono stati gli elettori di Pdl e Lega che hanno recapitato il messaggio.

Italiani che vogliono dire la propria e dimostrare che c’è un Paese che non si arrende. Sono questi i protagonisti delle storie di “Hotel Patria”?
Sì, di fronte a una rappresentazione negativa del Paese secondo cui la rotta è segnata ed ineluttabile e non resta che arrendersi abbiamo voluto mettere in evidenza le storie di donne e di uomini, che pur tra grandi difficoltà, cercano di reagire e pensano che, tra rinunciare e provarci, è sempre meglio scommettere su una possibile riuscita.

Persone normali, non eroi.
Sono proprio le persone “normali” che fanno l’Italia. E’ quello straordinario tessuto sociale fatto di associazioni, volontari, sindacati, ong, imprenditori che mandano avanti il Paese. I cittadini comuni come la presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Casale Monferrato, una donna di 82 anni che ha ingaggiato una battaglia instancabile di verità e di giustizia nel processo sull’Ethernit. Non è un personaggio eccezionale, semmai eccezionale è la sua energia. E’ grazie a persone come queste che il paese può ripartire, non per fantomatici eroi invocati per compiere miracoli.

Nella puntata di lunedì prossimo, 27 giugno, racconterai alcune facce nascoste di Napoli.
Parleremo del carcere di Nisida, un vero e proprio osservatorio (non certo l’unico) dei cambiamenti sociali. Ragazzi che finiscono per delinquere, spacciare, taglieggiare, minacciare e perfino uccidere solo per accumulare soldi da spendere immediatamente per vestiti, feste, champagne….

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia.
Sì, la storia ad esempio di un ragazzo che ha abbandonato la scuola, che poteva finire male e invece insegnanti di strada l’hanno recuperato e lui ha aperto un negozio come barbiere. E poi giovani ingegneri napoletani che insieme a un collega settantenne un pò visionario stanno progettando un elicottero avveniristico.
E’ la faccia piu nascosta… “Andiamo a Napoli a vedere cosa c’è dietro l’immondizia” sostengo in apertura del servizio.

Altra storia, le donne magistrato. Perchè hai scelto questo tema?
Di magistratura ne parliamo spesso. Lo scontro con la politica, il doppio Csm, la separazione delle carriere… Ma sappiamo chi sono i magistrati? Andando a scavare nella storia della categoria abbiamo scoperto che fino al 1965 non esistevano donne in magistratura. Oggi, praticamente, le donne stanno per sorpassare gli uomini; sono in netta maggioranza nei concorsi e si prospetta che nel prossimo futuro la magistratura sarà composta prevalentemente da donne. Siamo andati in una delle procure italiane a prevalenza femminile, a Santa Maria Capua Vetere, terra di camorra e quindi tutt’altro che facile. Lì abbiamo trovato donne giudici, donne pubblici ministeri… E’ un vero e proprio cambiamento culturale e sociale del Paese.

Soddisfatto di questo impegno televisivo?
Penso sia una scommessa importante, quella di riportare in tv storie e parole. La televisione non deve essere necessariamente di intrattenimento o di rissa tra politici dove scompare il merito delle cose. A me d’altronde non è mai piaciuto sedermi in una trasmissione dove devi collocarti nella fila di poltroncine di sinistra o di destra e prendere parte ad uno scontro. La complessità dei problemi che abbiamo davanti meritano discussioni vere, approfondimenti e che non siano sempre buttati in caciara.

“Hotel Patria” ha ricevuto critiche entusiastiche. Qualcuno ha eccepito che dovrebbe essere più “veloce”.
Ho scelto volutamente un ritmo più lento rispetto a quello tradizionale della tv con un preciso obiettivo: quello di rendere le storie comprensbili e di far riflettere…


(di Stefano Corradino)