GHERARDO COLOMBO: "L’insegnamento di Borsellino? La mafia si combatte con l’educazione"

 

Gherardo Colombo è oggi uno dei nuovi membri del cda Rai ma è stato soprattutto un importante magistrato con le sue inchieste su P2, delitto Ambrosoli, Mani pulite. Negli ultimi anni si è impegnato nell’educazione alla legalità nelle scuole. Preferisce non parlare (ancora) di Rai ma una breve riflessione su Paolo Borsellino a 20 anni dalla strage di via d’Amelio ce la rilascia.
Chi era per lei Paolo Borsellino?
Un punto di riferimento.
Cosa è stato per il Paese?
E’ difficile sintetizzarlo in poche parole visto il ruolo cruciale che ha avuto. Si può dire che insieme a Falcone ha costituito il vero pilastro del contrasto alla mafia da parte dello Stato.
La sua era una battaglia solitaria?
Non direi. E’ riuscito a coinvolgere e sensibilizzare nella sua attività gli investigatori, i magistrati e non di solo di Palermo.
Via D’Amelio a due mesi da Capaci. Cosa ha significato?
Un vero e proprio atto di guerra da parte della mafia nei confronti dello Stato. Due stragi che segnano non solo il ’92 ma l’intera storia del nostro Paese.
Come si fa ed evitare la retorica delle commemorazioni?
Impegnandosi partendo proprio dagli insegnamenti di Borsellino.
Qual è la lezione che ci lascia?
Che la mafia si combatte con l’azione della magistratura, delle forze dell’ordine, con la buona politica ma soprattutto con l’educazione. Alimentare una coscienza civile diffusa è l’unico vero antidoto per combatterla.
A chi spetta il compito?
Famiglia, scuola e informazione sono le tre principali “agenzie educative”. Tv, radio e giornali, giornali on line, i blog hanno una grossa responsabilità: è attraverso questi strumenti che i giovani si fanno un’opinione    

 

Gherardo Colombo è oggi uno dei nuovi membri del cda Rai ma è stato soprattutto un importante magistrato con le sue inchieste su P2, delitto Ambrosoli, Mani pulite. Negli ultimi anni si è impegnato nell’educazione alla legalità nelle scuole. Preferisce non parlare (ancora) di Rai ma una breve riflessione su Paolo Borsellino a 20 anni dalla strage di via d’Amelio ce la rilascia.

Chi era per lei Paolo Borsellino?
Un punto di riferimento.

Cosa è stato per il Paese?
E’ difficile sintetizzarlo in poche parole visto il ruolo cruciale che ha avuto. Si può dire che insieme a Falcone ha costituito il vero pilastro del contrasto alla mafia da parte dello Stato.

La sua era una battaglia solitaria?
Non direi. E’ riuscito a coinvolgere e sensibilizzare nella sua attività gli investigatori, i magistrati e non di solo di Palermo.

Via D’Amelio a due mesi da Capaci. Cosa ha significato?
Un vero e proprio atto di guerra da parte della mafia nei confronti dello Stato. Due stragi che segnano non solo il ’92 ma l’intera storia del nostro Paese.

Come si fa ed evitare la retorica delle commemorazioni?
Impegnandosi partendo proprio dagli insegnamenti di Borsellino.

Qual è la lezione che ci lascia?
Che la mafia si combatte con l’azione della magistratura, delle forze dell’ordine, con la buona politica ma soprattutto con l’educazione. Alimentare una coscienza civile diffusa è l’unico vero antidoto per combatterla.

A chi spetta il compito?
Famiglia, scuola e informazione sono le tre principali “agenzie educative”. Tv, radio e giornali, giornali on line, i blog hanno una grossa responsabilità: è attraverso questi strumenti che i giovani si fanno un’opinione.

http://www.articolo21.org/2012/07/strage-via-damelio-gherardo-colombo-linsegnamento-di-borsellino-la-mafia-si-combatte-con-leducazione/