"La tv italiana è ammalata di ‘ascoltite’". Intervista a MASSIMO BERNARDINI

 

“Volete capire la televisione, oltre che guardarla?” E’ l’efficace slogan che gli autori di “Tv Talk” hanno utilizzato sulla pagina ufficiale di facebook del programma. “Tv Talk” è lo show magazine di Rai3 che accompagna il sabato degli italiani dal 2005 ad oggi e che, nel 2013, si è aggiudicato il Premio Regia Televisiva. Un programma che “smonta” la settimana televisiva italiana e internazionale, analizzandone i principali eventi mediatici sotto la guida di Massimo Bernardini, giornalista e conduttore televisivo che dal novembre 2013 presenta anche “Il tempo e la storia”, trasmissione di approfondimento storico curata da Rai Educational e in onda su Rai3 e Rai Storia.
E’ appena terminato il 2014, possiamo tracciare un bilancio sullo stato di salute della tv?
La situazione della televisione non può prescindere dallo stato di salute del paese, soprattutto dal punto di vista economico, ed è ovvio che la minore disponibilità di risorse influisca anche sul prodotto televisivo.
Sul banco degli imputati in questi ultimi mesi sono saliti i talk show accusati di non attrarre più il grande pubblico
E’ indubbio che l’ubriacatura per il talk iniziata dieci anni fa è stata smaltita e il bacino di pubblico si è ridotto, spalmandosi su diversi programmi, molti dei quali sono in evidente sofferenza. Questo è un indice di scarsa vitalità per questo genere. Al contrario ci sono alcuni format, come le fiction Rai, soprattutto quelle della prima rete, che godono di ottima salute. E l’aver introdotto serialità più brevi, prodotti a basso costo e aver sperimentato con intelligenza ha soddisfatto il pubblico tradizionale delle fiction e ha attratto a sé molti spettatori nuovi.
Il tuo è un talk diverso dagli altri perché non riguarda strettamente la politica ma analizza la tv stessa. “Tv talk” ha risentito della crisi degli ascolti?
L’interesse per “Tv talk” è stabile e si conferma intorno al milione di spettatori. Ma siamo molto soddisfatti anche dei risultati de “Il tempo e la storia” le cui puntate, fra la programmazione di Rai3 e quelle di Rai Storia raggiungono tra i sette e gli ottocentomila spettatori, niente male per una proposta legata in particolare all’approfondimento. Spero che questo trend positivo si rafforzi ulteriormente e non per una questione di numeri ma nella speranza che un pubblico sempre nuovo possa scoprirci. E sono grato alla Rai perché mi ha permesso di lavorare come conduttore e autore per queste due trasmissione che ritengo interpretino bene la missione di servizio pubblico.
Dal momento che tu passi in rassegna anche le tv private c’è a tuo avviso una trasmissione, non Rai, che incarna lo spirito del servizio pubblico?
“Piazza pulita”, il programma di Corrado Formigli su La7. Un talk show che ha un’attenzione importante per ciò che accade al di là dei nostri confini nazionali. E’ un merito che non possiamo non riconoscergli.
Pensi che la tv in generale, sia assente nell’occuparsi di alcuni temi? Andrebbero accesi maggiormente i riflettori su alcune tematiche magari internazionali?
Assolutamente sì. E mi viene in mente un’omissione che definirei scandalosa: la sera che si sono riaperti i rapporti tra Cuba e gli Usa, al di là del meritevole sforzo di Rainews24 e SkyTg24 nessuno quella sera ha fatto, in prima o in seconda serata, un programma ad hoc. Una vergogna, perché quella è stata una pagina di storia mondiale. Lo dico da giornalista del servizio pubblico: questa trascuratezza mi ha molto rammaricato. Forse qualcuno pensava che non avrebbe fatto ascolti.
Lo share condiziona le scelte televisive?
La tv italiana è ammalata di “ascoltite”. Un programma anche bello che non fa ascolti diventa brutto. Gli ascolti non possono essere l’unità di misura e dovrebbe essere proprio la Rai, la cui principale voce di introiti tra l’altro è rappresentata dal canone, a cominciare ad uscire da questa logica. Anche la gran parte dei nostri giornali quando scrivono di tv focalizzano l’attenzione quasi esclusivamente sugli ascolti. All’estero non è così, non prevale la logica del “chi vince e chi perde”.
Fonte: “Il Radiocorriere Tv”

“Volete capire la televisione, oltre che guardarla?” E’ l’efficace slogan che gli autori di “Tv Talk” hanno utilizzato sulla pagina ufficiale di facebook del programma. “Tv Talk” è lo show magazine di Rai3 che accompagna il sabato degli italiani dal 2005 ad oggi e che, nel 2013, si è aggiudicato il Premio Regia Televisiva. Un programma che “smonta” la settimana televisiva italiana e internazionale, analizzandone i principali eventi mediatici sotto la guida di Massimo Bernardini (nella foto), giornalista e conduttore televisivo che dal novembre 2013 presenta anche “Il tempo e la storia”, trasmissione di approfondimento storico curata da Rai Educational e in onda su Rai3 e Rai Storia.

E’ appena terminato il 2014, possiamo tracciare un bilancio sullo stato di salute della tv?
La situazione della televisione non può prescindere dallo stato di salute del paese, soprattutto dal punto di vista economico, ed è ovvio che la minore disponibilità di risorse influisca anche sul prodotto televisivo.

Sul banco degli imputati in questi ultimi mesi sono saliti i talk show accusati di non attrarre più il grande pubblico
E’ indubbio che l’ubriacatura per il talk iniziata dieci anni fa è stata smaltita e il bacino di pubblico si è ridotto, spalmandosi su diversi programmi, molti dei quali sono in evidente sofferenza. Questo è un indice di scarsa vitalità per questo genere. Al contrario ci sono alcuni format, come le fiction Rai, soprattutto quelle della prima rete, che godono di ottima salute. E l’aver introdotto serialità più brevi, prodotti a basso costo e aver sperimentato con intelligenza ha soddisfatto il pubblico tradizionale delle fiction e ha attratto a sé molti spettatori nuovi.

Il tuo è un talk diverso dagli altri perché non riguarda strettamente la politica ma analizza la tv stessa. “Tv talk” ha risentito della crisi degli ascolti?
L’interesse per “Tv talk” è stabile e si conferma intorno al milione di spettatori. Ma siamo molto soddisfatti anche dei risultati de “Il tempo e la storia” le cui puntate, fra la programmazione di Rai3 e quelle di Rai Storia raggiungono tra i sette e gli ottocentomila spettatori, niente male per una proposta legata in particolare all’approfondimento. Spero che questo trend positivo si rafforzi ulteriormente e non per una questione di numeri ma nella speranza che un pubblico sempre nuovo possa scoprirci. E sono grato alla Rai perché mi ha permesso di lavorare come conduttore e autore per queste due trasmissione che ritengo interpretino bene la missione di servizio pubblico.

Dal momento che tu passi in rassegna anche le tv private c’è a tuo avviso una trasmissione, non Rai, che incarna lo spirito del servizio pubblico?
“Piazza pulita”, il programma di Corrado Formigli su La7. Un talk show che ha un’attenzione importante per ciò che accade al di là dei nostri confini nazionali. E’ un merito che non possiamo non riconoscergli.

Pensi che la tv in generale, sia assente nell’occuparsi di alcuni temi? Andrebbero accesi maggiormente i riflettori su alcune tematiche magari internazionali?
Assolutamente sì. E mi viene in mente un’omissione che definirei scandalosa: la sera che si sono riaperti i rapporti tra Cuba e gli Usa, al di là del meritevole sforzo di Rainews24 e SkyTg24 nessuno quella sera ha fatto, in prima o in seconda serata, un programma ad hoc. Una vergogna, perché quella è stata una pagina di storia mondiale. Lo dico da giornalista del servizio pubblico: questa trascuratezza mi ha molto rammaricato. Forse qualcuno pensava che non avrebbe fatto ascolti.

Lo share condiziona le scelte televisive?
La tv italiana è ammalata di “ascoltite”. Un programma anche bello che non fa ascolti diventa brutto. Gli ascolti non possono essere l’unità di misura e dovrebbe essere proprio la Rai, la cui principale voce di introiti tra l’altro è rappresentata dal canone, a cominciare ad uscire da questa logica. Anche la gran parte dei nostri giornali quando scrivono di tv focalizzano l’attenzione quasi esclusivamente sugli ascolti. All’estero non è così, non prevale la logica del “chi vince e chi perde”.

Intervista a cura di Stefano Corradino pubblicata sul Radiocorriere Tv