Tragedia Rigopiano: gli amici di Faye si autotassano per riportare la salma in Senegal

Si chiama Faye Dame ed è il senegalese morto all’Hotel Rigopiano il 18 gennaio scorso. Ieri 3 febbraio, la comunità senegalese di Pescara si è stretta intorno alla sua bara in un abbraccio composto e commosso. La cerimonia del lavaggio del corpo secondo la tradizione musulmana e poi una preghiera collettiva ma silenziosa degli amici e compagni di (s)ventura. Hanno ricordato Faye, “uomo che ha dato tanto con il suo lavoro in Italia ma che tanto ha anche ricevuto in termini di affetto”. Dal Piemonte all’Abruzzo, le principali regioni in cui ha lavorato dal suo arrivo in Italia nel 2009, con regolare permesso di soggiorno. “E’ venuto per guadagnarsi un tozzo di pane” – dicono gli amici – metà del quale lo spediva a moglie e figli nel suo paese d’origine”. Cercava il pane e ha trovato la morte.

Ad accompagnarlo nell’ultimo saluto al nosocomio abruzzese c’era un sindaco, un vicesindaco, un prefetto e un vice, un sottosegretario… Una rappresentanza assai modesta per una circostanza che meritava ben altra attenzione. E forse qualcuno, tra le più alte cariche dello stato avrebbe potuto partecipare in prima persona al cordoglio e testimoniare il dolore per una tragedia nella tragedia. E ricordare così l’ultimo degli ultimi.
E invece abbiamo addirittura dovuto scoprire, dalle parole di Tullio Galluzzi, console del Senegal per l’Abruzzo che al momento di chiedere un aiuto economico per riportare la salma di Faye ai familiari nel suo paese d’origine tutti hanno chiuso la porta. E così gli amici senegalesi si sono dovuti autotassare per raggiungere la cifra di 4mila euro.
Le parole del console hanno scosso le autorità presenti e forse qualcuno cercherà di rimediare alla figuraccia ma il fatto rimane. Rimane l’indifferenza. E con essa la delusione degli amici – senegalesi ed italiani – di Faye.

E non hanno certo brillato media e giornali che di Faye hanno parlato col contagocce e dando spesso informazioni sbagliate. Hanno scritto che aveva 22 anni, altri 25, 30, 33, 40, 42 anni… Ne aveva 43. E forse sarebbe bastato telefonare in questura per dare una notizia corretta.

Che fosse anche lui sotto le macerie dell’hotel Rigopiano lo sappiamo grazie alla segnalazione di una coppia di turisti ospiti dell’albergo. Se non fosse stato per loro forse sarebbe persino sfuggito alla conta dei morti.
E’ stato uno degli ultimi ad essere recuperati e l’ultimo a ricevere le onoranze funebri. Privato anche da morto dei soldi per essere trasferito e seppellito nel suo paese natale.
Se non volete chiamarlo razzismo scegliete quantomeno un sinonimo che si addica alla disonorevole vicenda…

Articolo di Stefano Corradino pubblicato sul sito www.articolo21.org